No alla violenza. Si all’ascolto
I fatti di devastazione e saccheggi ad opera di giovanissimi in varie città d’Italia, suscitano sconcerto e profonda preoccupazione. Se si considera che più della metà dei ragazzi coinvolti ha un’età che va dai 18 a 11 anni e che, dunque, un bambino assume un protagonismo fortemente distorto, non possiamo non porci domande che ci riguardano come adulti e come mondo cattolico.
Dove trovano ascolto questi giovani? L’angoscia, il malessere delle periferie e non solo pervade fette di popolo consistenti; non si può restare inerti difronte a un disagio crescente, difronte all’energia giovanile che sfocia nella ribellione incontrollata e mortifera, piuttosto che nella gioia della costruzione del futuro. Ben giungano le parole del Presidente Sergio Mattarella che, con coerenza e chiarezza, così si esprime “… occorre evitare atteggiamenti di indifferenza, o, peggio di meschina sottovalutazione…”.
Basta un decreto per garantire la sicurezza sociale?
Nel ribadire: “No alla violenza. Si all’ascolto”, sottolineiamo che i subbugli non solo italiani, ma anche europei e internazionali non sono facili da sopportare per i giovani. Attraverso i social si sono ritrovati, indignati e confusi, dando vita a un movimento che essi stessi dichiarano senza steccati politici. Un movimento che sembra sfuggire a qualsiasi schema del passato, dando adito anche ad ipotesi di manipolazioni (da verificare!). Il fenomeno per come manifestatosi è più difficile da contenere e chiama al capezzale del dolore, la politica e tutte le agenzie formative ed educative per ascoltare, capire e mettere in atto i rimedi opportuni e necessari!