Un articolo di Alfonso Celotto sul 2 giugno, data simbolica del passaggio degli italiani da sudditi a cittadini
Per molti di noi il 2 giugno Γ¨ soltanto qualche foto in bianco e nero di una Italia dopo la guerra. Una Italia forse sbiadita, di quando Don Camillo litigava con Peppone.
Invece il 2 giugno Γ¨ e resta il simbolo del nostro passaggio da sudditi a cittadini.
Ci penso ogni volta che passo da via Lovanio, una traversina di via Salaria allβaltezza di villa Ada, a Roma. Qui cβΓ¨ la scuola elementare Principessa Mafalda. PerchΓ©, forse in pochi lo ricordano, qui si Γ¨ compiuto uno dei passaggi piΓΉ significativi della nostra Repubblica democratica.
PerchΓ© in questa scuola il Re Umberto II ha votato per il referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
Quel voto Γ¨ stato lβemblema del passaggio istituzionale. La legge Γ¨ uguale per tutti e la sovranitΓ appartiene al popolo. I cittadini sono tutti uguali, al punto che anche il Re vota, come tutti gli altri.
Su quella base Γ¨ stata scritta la Costituzione repubblicana, fondata sulla democrazia parlamentare.
Prima cβera una Costituzione concessa, anzi uno statuto, non votato, ma concesso βcon lealtΓ di Re e con affetto di Padreβ¦β, come si legge nel Preambolo.
Lo Statuto era una carta breve (84 articoli) con una impostazione paternalistica. Poneva una forma di monarchia costituzionale con al centro la persona del Re βsacra ed inviolabileβ (art. 4), a cui sono dedicati i primi 23 articoli. Non parlava di cittadini, ma soltanto di βsudditiβ o di βregnicoliβ che vengono dichiarati tutti βeguali dinanzi alla leggeβ (art. 24). Il sistema era bicamerale anche se il Re partecipava direttamente alla formazione delle leggi con il potere di sanzione (artt. 3, 7 e 55) e nominava lβintero Senato (Camera vitalizia). La Camera dei deputati era elettiva, anche se a suffragio limitato. Come sappiamo, il suffragio universale maschile venne introdotto con legge 30 giugno 1912, n. 666; tanto che alle elezioni del 1861 su 22 milioni di abitanti, il voto era limitato ai soli maschi di almeno 25 anni, alfabetizzati, che avessero prestato il servizio militare e pagassero almeno 40 lire di tasse: cosΓ¬ erano iscritti alle liste elettorali in 418.695 e i votanti alle prime elezioni italiane furono 239.583: praticamente il 2% di aventi diritto e 1% di votanti).
In quel modello le cariche di deputato e senatore non potevano che essere gratuite (art. 50). E venne bocciata con sdegno la sola proposta di rimborsare il treno al deputato Roncalli di Bergamo.
Pur essendo ancora in piena questione romana, veniva imposta la Religione di Stato e gli altri culti erano βtollerati conformemente alle leggiβ. Il Governo era nominato dal Re (art. 65), anche se la prassi introdurrΓ da subito la figura del Presidente del Consiglio (per il Regno dβItalia i primi furono Cavour, Ricasoli e Rattazzi). La magistratura era qualificata come βordineβ e non βpotereβ ed era amministrata in nome del Re (art. 68, che comportava anche che il Re non potesse direttamene esercitare la giustizia, salvo il potere di grazia β art. 8).
Tutto questo per capire come era il mondo quando eravamo sudditi.
Alla fine della guerra, con il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sullβordinamento provvisorio dello Stato si stabilΓ¬ che: βDopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerΓ , a suffragio universale diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Statoβ. Anche a seguito delle modifiche del D.Lgs.Lgt. n. 98 del 1946, il 2 giugno 1946 si voterΓ il referendum istituzionale e si eleggerΓ lβAssemblea Costituente, a suffragio universale, anche femminile.
PerchΓ© le donne quel diritto al voto se lo erano conquistato sul campo, durante la guerra, portando avanti il paese mentre gli uomini erano in guerra.
Eppure il 2 giugno molte donne rifiutarono la scheda sul referendum istituzionale. PerchΓ©, sapevano di essere βsudditiβ e non potevano certo votare sul loro Re.
Dopo le prime incertezze e la proclamazione dei risultati da parte della Corte di cassazione (18 giugno 1946), con la vittoria della Repubblica (12.717.923 voti) sulla Monarchia (10.719.284 voti), lβAssemblea Costituente β composta da 556 membri (di cui 21 donne) β inizierΓ i propri lavori il 25 giugno 1946 per approvare la nuova Costituzione a fine dicembre 1947, dopo aver svolto anche le funzioni di parlamento ordinario (dando la fiducia al governo, approvando le leggi di bilancio e anche i Trattati di pace, malgrado il vulcanico discorso contrario di Benedetto Croce).
Eppure, malgrado quel clima, malgrado le divisioni politiche fra liberali, cattolici e sinistre, i Costituenti a partire da quel 2 giugno ci hanno reso cittadini. Scrivendo una Carta ancora oggi viva e attuale. PerchΓ© fecero lo sforzo di guardare lontano, come ben disse Piero Calamandrei nella seduta del 4 marzo 1947: βSecondo me Γ¨ un errore formulare gli articoli della Costituzione collo sguardo fisso agli eventi vicini, agli eventi appassionanti, alle amarezze, agli urti, alle preoccupazioni elettorali dellβimmediato avvenire in mezzo alle quali molti dei componenti di questa Assemblea giΓ vivono. La Costituzione deve essere presbite, deve vedere lontano, non essere miopeβ.
Fonte: giustiziacivile.com


