Centro Italiano Femminile

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PRESIDENZA NAZIONALE

Decreto delegato – istituire un organismo di parità nazionale entro il 2027

12 Marzo 2026
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Legislazione Nazionale

Un decreto delegato, firmato da Giorgia Meloni e dalla Ministra Roccella titolare del Ministero della famiglia è stato presentato proprio due giorni prima dell’8 marzo 2026, per recepire ed applicare una direttiva europea del Consiglio d’Europa (2024/1499) che chiede agli Stati membri di istituire un organismo di parità nazionale entro il 2027. Il decreto delegato  è ora all’esame della competente commissione, sollevando molte critiche.

L’Organismo andrebbe a sostituire le figure delle due Consigliere di parità attualmente sotto il Ministero del lavoro.

Nel decreto non è indicato se rimane la grande rete territoriale delle consigliere di parità. La direttiva obbliga gli stati dell’Unione di dotarsi di autorità indipendenti con il compito di favorire la parità sul lavoro.

Il nostro Paese, proprio per superare tutte le difficoltà che le donne incontrano sul lavoro, già da anni si è dotata di una rete capillare di consigliere di parità che sono aumentate nel tempo e sono diventate una importante presidio sul territorio. Esse sono presenti a livello regionale ma anche provinciale.

Il Governo ora intende creare un organismo centrale, ma non esamina la posizione delle autorità territoriali già esistenti. L’organismo istituito a livello centrale intende rafforzare competenze ora distribuite sul territorio tra soggetti diversi per rendere più efficace la tutela contro la discriminazione di genere.

Nel decreto si parla di “funzioni” che ora sono svolte dalle consigliere di parità e che devono confluire nel nuovo organismo centrale, ma non si parla del mantenimento delle attuali istituzioni sul territorio. La risposta a questo interrogativo è anche nel decreto :”Le funzioni oggi svolte dalle consigliere non verranno meno, ma confluiranno nel nuovo organismo di parità”.

Una risposta sulle autorità territoriali arriva dallo stesso decreto dove si legge. “Per lo svolgimento dei compiti previsti per le consigliere di parità esistenti, possono essere costituite d’intesa con le Regioni e le Provincie autonome, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, apposite sezioni operanti a livello territoriale sotto il coordinamento dell’Organismo centrale di parità,”

Quindi gli Enti locali creeranno autorità locali solo se” possono o hanno risorse.”

Pertanto, si arguisce esaminando il decreto che le consigliere di parità sono abolite nelle loro articolazioni territoriali, nazionale, regionale e provinciali. Tutta questa rete organizzata, che era stata ormai accolta sul campo e aveva superato difficoltà e ostacoli procedurali e anche economici, ora viene soppressa.

Continuando a leggere il decreto a un certo punto si dice “ le consigliere di parità vengono abolite per scarsa efficacia”. Questo è contraddetto però dall’analisi dei dati dell’ultimo triennio che indica circa 2000 segnalazione all’anno per le discriminazioni fondate sul genere e oltre 250 azioni collettive sempre contro le discriminazioni di genere.

Questo rivela anche le difficoltà con le quali le consigliere si trovano a lavorare per le scarse risorse messe a loro disposizione dalle istituzioni.

Si comprende anche che per le denunce di discriminazione dul lavoro vale la stessa regola che vale per la denuncia di stupro, il sommerso è maggiore del dato reale. Insomma, la rete era sicuramente perfettibile, a partire per esempio dalla reale indipendenza dalla politica, ma cancellare pensando che le funzioni possono essere svolte da un organismo di parità centrale non è la soluzione per affrontare problemi e ingiustizie che sono legati al territorio.

Si ricorda che il compito delle consigliere di parità è quello di tutelare i diritti delle lavoratrici, vigilare e fare anche prevenzione, ma anche informazione sui diritti, fare consulenza per aziende e Enti, tutto per contrastare la discriminazione sul lavoro.

La loro eliminazione sarebbe una scelta grave, perché sottrarre alle donne un presidio, un sostegno istituzionale legato al territorio, mentre preesistono disuguaglianze profonde nel mercato del lavoro e sui diritti delle donne.

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