Centro Italiano Femminile

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PRESIDENZA NAZIONALE

Il nascere e il morire

27 Marzo 2020
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Una riflessione della Presidente nazionale partendo dalle parole del Santo Padre Francesco "sul dolore di chi se ne Γ¨ andato senza congedo che diventa ferita nel cuore di chi resta" - Roma, 27 marzo 2020

Non Γ¨ una novitΓ : la vita e la morte, checchΓ© se ne dica, non ci appartengono. O almeno non sono nella nostra disponibilitΓ , il momento iniziale e quello supremo dell’allontanamento.

La nostra radicale β€œvanità”, che significa paradossalmente fragilitΓ , ma anche perfezione, tempo ed eternitΓ , pienezza e caducitΓ , si misura con i sentimenti contrastanti della sfida e della paura. Siamo ricchi e poveri nello stesso tempo, fragili e forti, pronti a gridare il nostro misere mentre tutto in noi aspira alla felicitΓ  e a volte, anche se per poco, lambiamo l’eternitΓ .

La nostra realtΓ  di carne continuamente sperimenta la paura in quanto siamo sporti sull’abisso. C’è una bellissima poesia di G. Pascoli (La vertigine) che descrive questa condizione umana che Γ¨ afferrata alla terra, una sfera in movimento β€œgiΓΉ nel vuoto” dell’universo, soltanto dai β€œbrevi piedi”.
L’esistenza umana presa da questa vertigine, sconta la parola o il silenzio di Dio? S. Francesco ebbe un rapporto particolare con la Parola di Dio. Si dirΓ : β€œcome tutti i santi”. Ed ancora: β€œMa sono santi!”. PerΓ² vediamo piΓΉ a fondo. Il rapporto di Francesco con la Parola Γ¨ β€œprovocatorio” in quanto essa non semplicemente sollecita, denuncia, dichiara: essa piuttosto richiede. Dio si esprime per mezzo del mondo, della storia e dei fratelli piΓΉ β€œpoveri”: Γ¨ provocatoria. In sΓ© compiuta, ma aspetta il compimento in noi, aspetta di incarnarsi ancora e sempre.

Il terreno umano, cosΓ¬ apparentemente fragile, Γ¨ quello scelto da Dio per la semina della sua parola. Nella stessa crisi dell’umano si puΓ² nascondere una presenza, un’epifania segreta: la rivelazione passa proprio attraverso il disincanto e la crisi della sapienza umana quanto piΓΉ Γ¨ vicina alla frontiera del silenzio e della negazione.
Lo sviluppo della vita, a qualsiasi livello e in qualsiasi stagione, mostra nel sottofondo, e oltre la circolarità del succedersi delle stagioni e degli stadi, la linearità teologica che opera nel sottostante della storia a livello trascendente. Così tra curve ed anse, tra rettilinei e salite aspre e discese scoscese, tappe forzate e soste scelte scopriamo che non è mai la stessa acqua che trascorre nel fiume.

I mistici affermano che il β€œnulla” porta al β€œtutto”, che se non ci fosse il β€œmistero” non ci sarebbe la β€œrivelazione”, se non ci fosse il β€œdeserto” non ci sarebbe l’oasi. SΓ¬, c’è un tempo per ogni cosa, anche per dare ragione del dolore senza che si incarognisca nella disperazione.

Siamo colpiti in questi giorni dalla considerazione che i papΓ  non possono assistere alla nascita del figlio e che i nostri cari colpiti dal Covid19 e in quarantena muoiono lontano da noi nelle silenziose stanze della rianimazione. β€œSi nasce e si muore soli”… , ma non in solitudine.
β€œCome la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza irrigare e far germogliare la terra, cosΓ¬ ogni mia parola non tornerΓ  a me senza procurare quanto desidero, senza aver compiuto ciΓ² per cui l’avevo mandata” (Is., 55,10-11).
Quella Parola che sicuramente Γ¨ scesa sul silenzio che stava per coprire una vita, sa placare, prima dell’ultimo sospiro, ogni affanno e ogni fatica, mostra la strada, rivela il senso del vivere e del morire, rivelando lo straripamento della solitudine: cioΓ¨ la presenza di Dio. Una solitudine traboccante di pienezza.

 

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