Centro Italiano Femminile

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PRESIDENZA NAZIONALE

“Quote rosa” e diritti conquistati

17 Giugno 2026
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A 80 anni dal diritto di voto, le donne continuano a muoversi in spazi fisici e digitali che spesso negano loro altri diritti fondamentali: a non essere aggredite, a decidere del proprio corpo, a uscire da ruoli stereotipati.

Sono passati anni da quel momento storico e riguardando le foto d’archivio ci si emoziona ancora vedere queste fiumane di donne con i capelli in ordine e il vestito buono, le facce piene di sorrisi, mentre si mettono in fila per entrare ai seggi come se fossero invitate a una festa. E il riconoscimento di un diritto conquistato sul campo aveva davvero il sapore di una festa per una parte considerevole della popolazione, fino ad allora esclusa dalla vita politica che aveva svolto un ruolo importante durante la guerra sostituendo il lavoro degli uomini mandati al fronte e combattendo nelle file della Resistenza.

Dopo anni di impegno mai abbandonato dopo anche una modifica dell’art. 51 della Costituzione, il lascito di questa stagione riecheggia in sette pilastri della Carta: l’uguaglianza dell’art.3, la parità coniugale dell’art. 29, i diritti dei figli nati fuori dal matrimonio nell’art. 30, la tutela della maternità nell’art. 31, la parità salariale dell’art.37, sino al suffragio e all’accesso agli uffici pubblici dei successivi artt.48 e 51.

Ora un emendamento alla proposta di legge elettorale viene presentato da alcuni parlamentari di Futuro Nazionale, tra i quali anche una donna, l’on. Laura Revetto, per ridimensionare le “quote rosa”. Questi parlamentari chiedono di abbassare il numero dei posti da riservare alle donne nelle liste elettorali, alzando dal 60 al 65 %il tetto in vigore per la prevalenza di un sesso. La deputata ha spiegato che i seggi devono andare ai migliori, a prescindere dal genere, altrimenti di questo passo oltre alle quote rosa dovremo fare quelle per le minoranze etniche o altro.

Prendo per esempio il bel saggio scritto da Serena Dandini, giornalista,” Paura non abbiamo”, scritto per Einaudi, che il 25 giugno del 1946 entrarono in Parlamento 21 madri costituenti, erano il 3,7 per cento del totale 556 uomini. Alle politiche del 1948 le donne elette sono 49 su 978, le senatrici sono appena 4. Solo nel 1963 entra in vigore la legge n.66 che consente alle donne di accedere alle carriere pubbliche e a tutte le professioni.

Al generale Vannacci che considera un’offesa per le donne essere favorite per il genere e non per il merito, ha risposto bene Lilli Gruber durante una trasmissione di 8 e mezzo sulla rete 7 : “ Si offenda lei, se ci vengono garantiti i nostri diritti, noi non ci offendiamo”.

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