Riflessioni sulla Festa della Repubblica Italiana
Il diritto di voto delle donne deve essere letto come un fatto rivoluzionario, un rovesciamento dellβintera storia umana, di una tradizione millenaria che sanzionava la separatezza tra la vita maschile, legata alle relazioni pubbliche, al potere di dissuasione, alla costruzione della storia, alla ragione e alla libertΓ , e la vita femminile, concentrata sul privato familiare, sulla ripetizione, sulla quotidianitΓ dellβesistenza, sulla natura.
Il contesto del decreto del gennaio 1945, e poi la pratica nel 1946, Γ¨ vissuto perΓ² dalla societΓ italiana entro una sostanziale contraddizione. In primo luogo, pubblicamente, e basta vedere i giornali del tempo, Γ¨ vissuto sotto il segno della continuitΓ , della non novitΓ , della sua ovvietΓ e inevitabilitΓ , senza contrasti significativi, a differenza della storia precedente. Favoriscono questo approccio di ovvietΓ esplicito, frasi sui giornali del tipo βle donne voteranno come i loro uominiβ o ancora βnon cambia nullaβ, anche la perdita di memoria femminista legata al fascismo ed anche alla lotta antimodernista, al pregiudizio antiborghese dei movimenti femminili di sinistra. Non basta: si aggiunge il contesto familista mondiale degli anni β30, che ha mutato le attese femminili dalle rivendicazioni giuridiche alla costruzione di nuove esperienze della coppia.
Il dato di unβevoluzione di fatto della condizione femminile, Γ¨ apparentemente pacificato e tranquillo e alieno dai conflitti, mentre sono latenti nella societΓ italiana molti fattori innovativi, non sufficientemente avvertiti dalle dirigenze maschili e non sempre nemmeno dalle coscienze femminili. Si tratta del peso dei nuovi processi di scolarizzazione, socializzazione e mobilitΓ che il fascismo, malgrado la legislazione antifemminile, non ha potuto bloccare. Crescono le organizzazioni di massa in area cattolica che sono di per sΓ© uno spostamento della presenza femminile dal privato al pubblico.
Gioca un ruolo determinante lβimpatto delle responsabilitΓ e dei compiti assunti dalle donne durante il dramma della guerra e la partecipazione alla Resistenza.
La conquista del voto Γ¨ accompagnata, almeno in area femminile, da una fortissima enfasi sulla sua novitΓ , dalla commozione del primo voto, come ricordano unβinfinitΓ di memorie personali, da un sentimento di fierezza, dai primi, pur vaghi e minoritari, segnali di un mutamento di identitΓ di genere.
Per quanto riguarda lβarea cattolica, se ne hanno i primi segni con il primo convegno delle donne democristiane e di quelle delle Acli femminili, che esprimono il protagonismo emergente e la qualitΓ delle domande rivolte dalle donne alla fase che si apre. I testi ci trasmettono il mix che caratterizza il periodo, fra la fortissima enfasi delle ragioni religiose dellβimpegno delle donne, che sarΓ poi esaltato con il discorso di Pio XII nel novembre 1945, e il sentimento di novitΓ radicale, di attese, di rivendicazioni, trasmesse in parte da quanti avevano conservato la memoria del prefascismo e avevano esperienze internazionali, basti pensare alla Cingolani, alla Federici e alla Conci. La politica delle donne assume in questa fase caratteristiche proprie. La politica emergente, il nuovo far politica delle donne si esprime in primo luogo nella continuitΓ con il solidarismo resistenziale, anche dove la Resistenza non cβΓ¨ stata, attraverso una rete straordinaria di iniziative di sostegno a reduci, sfollati e bambini, che esprime il segno proprio delle donne e dellβassunzione di una responsabilitΓ politica. Qualcosa che Γ¨ insieme il segno del modo diverso del voler far politica delle donne e anche la coscienza dellβesclusione dalla politica che conta, entro una logica di partecipazione collettiva che peraltro anticipa il moderno volontariato: lβassunzione di responsabilitΓ civile. Non Γ¨ piΓΉ la vecchia beneficenza, non Γ¨ piΓΉ la disponibilitΓ della donna ad aiutare gli altri, Γ¨ qualcosa che ha segni politici e forma ceto politico femminile, forma competenze femminili e rappresenta una scelta acuta e intelligente, realistica ma carica di futuro.
La stessa costruzione dei movimenti femminili di massa, in particolare lβUDI e il CIF, va vista come luogo di formazione delle donne alla politica. Giudicati a lungo dalla storiografia come prima forma di rottura dellβunitΓ resistenziale, in realtΓ essi sono gli strumenti di unβintroduzione piena delle donne entro la politica reale, entro le opzioni con cui si confronterΓ la societΓ italiana. Γ grazie alla formazione di proposte politiche femminili capaci di condizionare le scelte generali, come si vedrΓ con la Costituente, e attraverso questa collocazione politica militante non mascherata, in una fase in cui sono i partiti gli stimolatori della partecipazione democratica anche delle donne, che le donne potranno essere presenti alle scelte fondamentali del Paese. ScriverΓ piΓΉ tardi una delle dirigenti piΓΉ acute e anticonformiste del Movimento femminile della Dc, Stefania Rossi: βLa costruzione della libertΓ richiede articolazione dialettica di contenuti diversi senza i quali essa rimane vuota formaβ.
Era utopia pensare alla soluzione del problema femminile avulsa dal contesto di una concezione globale. Questo avrebbe escluso le donne dalla vita civica e politica, segregandole in una notte in cui tutte le cose sono nere. Non dunque rottura dellβunitΓ resistenziale, ma registrazione della forza della politica che aveva espresso un autorevolissimo costituente come Costantino Mortati, prima ancora del voto della stessa Costituente, e cioΓ¨ il tenore astensionista. Con il voto alle donne il rischio era che lβastensionismo aumentasse e quindi la legittimazione delle nuove istituzioni si indebolisse. Questo timore sarΓ respinto sia in chiave democratica generale, ma anche sul terreno che oggi potremmo chiamare femminista.
In un bellissimo articolo la Federici che si esprime con molta durezza e molta forza contro le tentazioni di un certo mondo maschile che invita le donne a non andare a votare, che cerca di lasciarle fuori dallβesercizio di questa cittadinanza. Le previsioni sulle conseguenze dellβallargamento del voto cadranno. La spinta delle donne a far votare malati, vecchi e analfabeti, una delle forme massime di partecipazione al triplice voto del 1946 βle due fasi amministrative e quella politica β e poi ancora di piΓΉ nel β48, costituirΓ quasi una prima pedagogia democratica sul valore del voto, che avrΓ immediatamente effetti sulle forme della campagna elettorale, pensiamo alle riunioni di caseggiato, e sulla persistenza a lungo di percentuali di votanti abbastanza elevate nel nostro Paese. Si tratta di unβautentica leadership anti astensionista assunta dalle donne e sostenuta dai movimenti femminili sia nelle elezioni del β46 e ancor piΓΉ in quella del β48, sia pure in un contesto politicamente ed emotivamente non del tutto analogo.
Il voto femminile secondo il parere unanime di tutti gli statistici elettorali, ed Γ¨ questo il dato che dΓ fastidio e che gli storici non registrano come si deve, deciderΓ degli sviluppi politici della Repubblica. Lo deciderΓ per gli sviluppi politici generali, Γ¨ importante ricordarlo e si Γ¨ molto parlato nei decenni recenti di gap elettorale, ma lo deciderΓ anche per le varianti locali. LβEmilia Romagna e la Toscana rovesceranno le previsioni negative per il Pci del voto femminile grazie alla mobilitazione delle donne delle campagne legate alla tradizione di sinistra. Non solo, ma questo ruolo decisivo delle donne Γ¨ stato letto a lungo sotto il segno dellβarretratezza. La Dc in sostanza vince per il voto delle donne e queste sono arretrate β gli statistici elettorali sono stati espliciti su questo β, vecchie, ignoranti eccetera. Questa arretratezza sarΓ anche interpretata in modo scorretto. Uno dei primi statistici elettorali scriverΓ che le donne della Dc sono arretrate perchΓ© non votano donne, mentre socialiste e comunisti sΓ¬. Al contrario ci saranno 9 donne Dc alla Costituente e solo 2 socialiste, mentre il Psi era il secondo partito del tempo.
Dunque il voto alle donne ha un peso decisivo e lo avrΓ nel mutamento degli equilibri politici negli anni β70, lo avrΓ nella lunga transizione ed in particolare nel 1994. Γ un fatto che ci sono solo tre personalitΓ che prendono sul serio il voto alle donne, magari sul terreno del calcolo, e sono: Togliatti, Pio XII e De Gasperi. Loro sono i tre discorsi fondamentali che vengono rivolti alle donne fra il 1945 e il 1946.
Togliatti era quello che certamente sarebbe stato piΓΉ colpito dal voto alle donne, ma non rinuncia a ciΓ² e lo legge tutto nella chiave di un processo necessario di modernizzazione cui lega il futuro del Partito comunista, affrontando anche molte critiche interne.
Pio XII lo vede come una delle condizioni indispensabili del nuovo rapporto tra Chiesa e democrazia, ciΓ² che garantisce in qualche modo unβalleanza tra Chiesa e popolo e il radicamento religioso della democrazia. Non Γ¨ un caso che il discorso importantissimo di Pio XII alle donne del 1945 del Cif (Res tua agitur)puΓ² essere letto come il piΓΉ intransigente dei discorsi di Pio XII, quello in cui piΓΉ forte Γ¨ la denuncia del capitalismo e del socialismo e la contrapposizione al mondo moderno, chiedendo soprattutto alle donne questa difesa religiosa ed affidando loro un compito fondamentale che legittimerΓ la fierezza femminile e che impegnerΓ fortissimamente le donne del movimento cattolico. Anche se bisogna dire che le scelte delle costituenti sono state precedenti a quel discorso ed avevano giΓ avuto radici proprie e nascevano tutte nellβambito dellβantifascismo.
De Gasperi era certamente preoccupato, ricordiamo una sua lettera a Scelba in cui prospettava i suoi timori di una destra clericale che si sarebbe avvantaggiata della mobilitazione delle grandi organizzazioni di massa femminili. Il discorso di De Gasperi al convegno del Movimento femminile della Dc a Roma Γ¨ tutto basato sulla scoperta del carattere laico della militanza politica, della tolleranza, del valore della libertΓ e del dialogo, del superamento del nazionalismo, tutto in sostanza nella chiave di quelli che sono i valori portanti del cattolicesimo democratico e dellβimpegno femminile cattolico in politica. Certo Γ¨ che, mentre lβarea laico, liberale, azionista e socialista poteva contare, per certi versi, su donne di grande valore, anche di storia, di cultura, di prestigio nazionale molto maggiore di quelle che saranno le dirigenze cattoliche e socialiste, da Teresita Sandeski Scelba a Maria Calogero a Nina Ruffini eccetera, mai prese troppo sul serio. CβΓ¨ da chiedersi, nella storia degli equilibri politici italiani, se le difficoltΓ dei socialisti, la brevissima vita del Partito dβazione, la riduzione del peso dellβarea liberale, non siano legati anche a questa sorta di mancata inventiva sul come giocarsi il voto alle donne. Gli stessi numeri delle donne alla Costituente ne sono una conferma: 9 democristiane, 2 socialiste, 9 comuniste, 1 dellβUomo qualunque.
Le straordinarie donne che furono membri della Costituente non si videro riconoscere allora la qualitΓ del loro apporto. Furono spesso ridicolizzate dalla stampa o come tutte brutte, le comuniste, o come bigotte e clericali, le democristiane. Questa Γ¨ lβimmagine che viene trasmessa. A proposito si fatica ad avere le biografie di queste donne. Eppure tutte dobbiamo loro moltissimo. Si tratta di donne di grande spessore, con esperienze culturali e politiche di peso, anche internazionali pur non potendo in questa sede richiamarle. Fu comune ad esse un riconoscersi, forse inconsciamente ed anche al di lΓ delle divisioni. Basterebbe ricordare come, pur nello scontro in epoca di guerra fredda, la convergenza sulla legislazione paritaria sia rimasta una costante, malgrado le sue lentezze, almeno fino agli anni β70. Basterebbe ancora ricordare il fatto che in quel primo voto femminile il Sud fu molto meno assente per le donne Dc piΓΉ di quanto sarebbe avvenuto in seguito. Furono elette Vittoria Titomanlio in Campania, Maria Nicotra in Sicilia, Filomena Delli Castelli in Abruzzo, la Maria De Unterrichter Jervolino nel collegio unico nazionale, insomma una percentuale non ridotta.
Del lavoro delle donne alla Costituente quello che si puΓ² dire, sono fondamentalmente due cose. La prima Γ¨ che le donne si riconobbero subito, inconsciamente forse e senza teorizzazioni, nel dovere di rappresentare gli interessi delle donne. Cβera questa novitΓ radicale, si doveva riscrivere questo patto nazionale e lβobiettivo di riscrivervi le condizioni della vita femminile fu qualcosa a cui non si sottrassero. Costruirono una convergenza che andΓ² oltre, ma ne fu anche fortemente segnata da quella stessa convergenza che proprio in questi giorni stiamo celebrando come uno dei dati della costruzione della Costituzione. Quindi ad una convergenza generale dei costituenti, allβinterno della Commissione dei 75, dove trovarono lβequilibrio tra i diritti individuali, civili, politici e sociali, in qualche modo riconoscendo lβintreccio irrinunciabile di tutti essi, si aggiunse di fatto, malgrado qualche diversitΓ , la sostanziale convergenza delle donne. Basterebbe ricordare, nella terza sottocommissione dei 75, tre discorsi che apparentemente partivano da punti di vista diversi sul sostegno alla famiglia, di Maria Federici, Teresa Noce e Angelina Livia Merlin, e che poi riletti oggi sono assolutamente convergenti. CβΓ¨ dunque da rileggere questa presenza delle donne nel dibattito alla Costituente e, rileggendola, si arrivano a scoprire delle aperture straordinarie.
Fecero parte della Commissione dei 75: Nilde Iotti e Teresa Noce per il Pci, la Maria Federici e Angela Gotelli per la Dc, la Angelina Livia Merlin per i socialisti. Tutte, anche quelle che lavorarono in aula, assunsero fino in fondo questa capacitΓ di rappresentanza delle esigenze delle donne. La vulgata trasmette unβimmagine delle democristiane, magari anche attente ai diritti della donna lavoratrice o allβimportanza della scolarizzazione, ma βmeno incisiva sulle condizioni di ineguaglianza fra i sessi che avevano origine nella sfera privataβ. Una lettura piΓΉ attenta degli atti della Commissione e dei documenti del tempo dΓ unβimmagine diversa, pur certamente fra alcune diversitΓ di approccio delle quali la piΓΉ clamorosa Γ¨ la parola βindissolubileβ nella definizione dellβarticolo sulla famiglia. Ad esempio, che Maria Federici propose due articoli, uno era per il sostegno alla famiglia, poi rimodellato nel Comitato di coordinamento complessivo, e un altro estendeva questo sostegno, nella stessa misura, alle unioni irregolari. CiΓ² non per una questione di relativismo etico, ma perchΓ© si pensava ai bambini che vivevano allβinterno delle unioni non regolari e la cui situazione appariva altrettanto drammatica di quella dei bambini delle famiglie regolari povere. Ci furono sicuramente alcuni equivoci, pensiamo alla parola βessenzialeβ nellβarticolo che riguardava lββessenziale funzione familiareβ, che ebbe certamente due interpretazioni diverse tra i costituenti. Molti uomini la interpretarono come il fatto che la funzione familiare fosse essenziale per le donne rispetto al lavoro. Le parlamentari comuniste votarono contro la parola essenziale, mentre le parlamentari democristiane dissero giustamente che la parola essenziale riguardava ciΓ² che era essenziale nella funzione familiare. In fondo Γ¨ quellβarticolo che consentirΓ la legislazione sulla tutela della lavoratrice madre, cioΓ¨ un di piΓΉ di differenza rispetto allβuguaglianza garantita della Costituzione, il divieto di licenziamenti per il matrimonio. Insomma tutta una serie di approcci alla questione dei diritti che tenevano conto della diversitΓ del collocarsi delle donne di fronte ad un insieme di tematiche.
Oggi sentiamo lβesigenza della ricostruzione di queste biografie, delle battaglie che hanno condotto, delle operazioni fatte, anche nelle loro varianti regionali. Siccome in queste cose lβappello alla memoria personale, visto che le donne purtroppo lasciano poche carte, Γ¨ una questione fondamentale, vanno ricordate per la Campania: Adele Scandone, Corina Bottiglieri, Maria Maggio, Magda Navas, Leda Bonauro. Γ vero che la memoria Γ¨ la parte piΓΉ riduttiva della ricostruzione storica, ma comunque Γ¨ importante.
CiΓ² che in conclusione se ne deve trarre Γ¨ che la modernizzazione del paese comincia anche da qui. Comincia da questo protagonismo femminile convergente, dalla presa di coscienza delle ipocrisie maschili, ma anche da una presa di coscienza democratica che determinerΓ anche in area cattolica una nuova spiritualitΓ femminile. Sarebbe stata la stessa la storia del movimento cattolico se nel 1951 Carmela Rossi, presidente dellβUnione Donne dellβAzione cattolica, Alda Miceli, presidente di GioventΓΉ Femminile, Maria Badaloni, presidente dei maestri cattolici, non fossero andate a dare a De Gasperi la loro solidarietΓ contro lβoperazione Sturzo a Roma? Lβisolamento di Gedda in quella circostanza, che determinΓ² un modo di essere del movimento cattolico, sarebbe stato lo stesso? Si deve considerare che in qualche modo era una presa di posizione inattesa. Nel senso che, nel bene e nel male, la spiritualitΓ su cui si era andata costruendo lβorganizzazione di massa femminile cattolica era piuttosto quella dellβobbedienza che non dellβautonomia. Infatti Pio XII, in unβudienza a loro dedicata, dirΓ βmi avete traditoβ, questo da ricordi delle protagoniste. Ma come giocΓ² quella mobilitazione politica anti astensionista del 1946-48 per determinare questa scelta? Come giocarono le discussioni nella giunta di Azione cattolica? Nella storia della Repubblica quel passaggio, quella scelta delle dirigenti dei grandi organismi femminili dellβAzione cattolica, meriterebbe di essere un poβ piΓΉ sottolineata di quanto non sia stato fin qui fatto.
CβΓ¨ un irrisolto di questa scoperta della cittadinanza. Questo Γ¨ forse legato allβenfasi piΓΉ sui doveri che sui diritti, ma in una fase storica in cui il problema piΓΉ importante era quello di riproporre al Paese unβetica civile. CiΓ² era comune a tutte le forze politiche, da unβetica illuminista di tipo laico allβetica comunista e certamente era un compito anche dellβetica cattolica.
Le donne hanno certamente rappresentato un elemento forte dei processi di modernizzazione della societΓ italiana. Le spinte distinte ma convergenti, malgrado la guerra fredda, per la modifica legislativa in chiave paritaria β giurie popolari, polizia femminile, paritΓ di salario, accesso a tutte le carriere e cosΓ¬ via β, ma tenendo conto delle differenze. Lβevoluzione del costume, pensiamo alla legge Merlin. CβΓ¨ un dato particolare da ricordare. Queste parlamentari fanno un lavoro straordinario e riescono ad inserire decine di migliaia di donne nella vita sociale, grazie ai comitati di difesa della donna, ma non si limitano a far approvare la legge ma la gestiscono fino agli anni β80 nella loro realizzazione, con un rispetto per la riservatezza e delicatezza del problema non parlando mai pubblicamente di questa attivitΓ straordinaria. Quanti politici uomini, avrebbero svolto unβattivitΓ politica di quel peso senza giocarsi minimamente lβaspetto pubblicitario di quellβiniziativa? E la convergenza di donne straordinarie, da Pia Golini Lombardi a Stefania Rossi a Teresa Sandeski Scelba, diversissime tra loro come mentalitΓ , con un rispetto della delicatezza e riservatezza di tutto il processo di reinserimento e rieducazione delle prostitute uscite dalle case chiuse che Γ¨ stato documentato in un modo straordinario.
Due cose per chiudere e soltanto per accennare al dopo di questa storia della prima parte della Repubblica. I documenti dicono che cβΓ¨ tra le donne Dc una consapevolezza anticipata dei costi della modernizzazione e dei rischi della secolarizzazione. Anche se nel convegno di San Pellegrino ne parlano ancora molto poco, le donne Dc affidano nel 1963 una ricerca ad ArdigΓ² che mette in evidenza il rapporto tra emancipazione femminile e urbanesimo. Il CIF affida una ricerca a Giulio Tentori sul mutamento della figura femminili. Le Acli femminili hanno svolto unβinchiesta straordinaria e sconvolgente nel 1964-66. La consapevolezza dellβemergere del problema della famiglia e delle condizioni della maternitΓ in area cattolica e in area di sinistra, con una differenza fondamentale che forse segna le ragioni per le quali siamo il Paese piΓΉ arretrato dβEuropa per le politiche della famiglia. E cioΓ¨ che nellβarea politica ufficiale maschile il tema della famiglia Γ¨ visto come grande scontro ideologico, nellβarea del confronto tra le donne Γ¨ visto sul terreno pratico e concreto delle soluzioni necessarie. Nel pieno degli anni β70, in seno al delicatissimo e drammatico scontro sul divorzio e lβaborto, le donne si battono per quellβelemento di convergenza, quello straordinario anticorpo allo scontro, che era la riforma del diritto di famiglia e si lamentano della disattenzione maschile al problema politico della riforma del diritto di famiglia e che passerΓ soltanto per la pressione delle donne come Rosetta Iervolino Franca Falcucci e Maria Eletta Martini.
Infine la risposta maturata nellβarea delle donne Dc alla crisi che stava attraversando la societΓ italiana e che ha un nome: strategia della partecipazione. Questa si comincia a sviluppare nellβarea del Movimento femminile Dc dal 1964 con il convegno di Maiori e si sviluppa, via via nel tempo, anche grazie a due donne importanti del Movimento femminile della Dc: Maria Badaloni, per quanto riguarda la partecipazione nella scuola, ricordiamo la sua battaglia per i decreti delegati come sottosegretario alla Pubblica Istruzione, e Tina Anselmi, quando affronterΓ lβultima piΓΉ importante riforma della storia della Repubblica che Γ¨ quella del sistema sanitario.
La democrazia Γ¨ fatta, perchΓ© se ne ricavi un qualche significato rispetto ai grandi e profondi processi di integrazione, di attivitΓ della rappresentanza democratica, di attivitΓ del Parlamento, delle leggi. Il cammino Γ¨ davvero lungo e da qui dovremmo ricominciare.





